#396 Perché il test IFI (IFAT) NON basta per capire se un cane ha davvero la leishmaniosi
Perché il test IFI (IFAT) NON basta per capire se un cane ha davvero la leishmaniosi? Questa è una domanda che mi fanno spesso, anche i colleghi, ma è importante che sia chiara anche per i non medici. Molti si chiedono:…
Perché il test IFI (IFAT) NON basta per capire se un cane ha davvero la leishmaniosi?
Questa è una domanda che mi fanno spesso, anche i colleghi, ma è importante che sia chiara anche per i non medici.
Molti si chiedono:
“Se IFI/IFAT cerca gli anticorpi… quanto vale davvero come test per capire se la malattia è attiva?”
E soprattutto:
“Perché non esiste un test rapido che cerchi direttamente il parassita invece degli anticorpi?”
Domanda intelligentissima. E molto più importante di quanto sembri.
Partiamo da un punto chiave:
L’IFI (IFAT) NON cerca il parassita.
Cerca la risposta immunitaria (cioè la reazione di difesa del corpo).
Quindi misura gli anticorpi (proteine prodotte dal sistema immunitario quando incontra un’infezione) contro Leishmania.
Questo significa che:
• un cane può avere anticorpi e NON essere malato (ha incontrato il parassita, ma lo sta controllando bene)
• un cane può essere infetto ma avere anticorpi bassi o assenti (fase iniziale oppure difese basse)
• un titolo alto (numero che indica la quantità di anticorpi) NON significa automaticamente malattia attiva
Quindi l’IFI non ci dà sempre una sicurezza diagnostica eziopatogenetica (cioè non ci dice con certezza se il problema è causato davvero da Leishmania e se è attivo in quel momento).
Allora cosa serve per una diagnosi più certa?
Serve cercare direttamente Leishmania.
E questo in realtà esiste già:
si chiama PCR (test molecolare che cerca direttamente il DNA del parassita, quindi cerca il parassita “in persona”).
Ma qui arriva la parte più importante.
La vera sfida NON è fare la PCR.
La vera sfida è scegliere DOVE cercare.
Perché Leishmania non gira libera nel sangue come un batterio.
È un parassita intracellulare (cioè vive nascosto dentro le cellule del sistema immunitario).
E soprattutto non è distribuita in modo uniforme nell’organismo (non è ovunque allo stesso modo).
Quindi il sito di campionamento (cioè il punto da cui prendi il campione biologico) cambia completamente la sensibilità del test (cioè la probabilità di individuare davvero il parassita se è presente).
Ti do delle stime indicative:
• Mucose e pelle: circa 20% (per mucose si intendono bocca, naso, occhi, genitali)
• Linfonodi: circa 50% (i “filtri” del sistema immunitario, spesso palpabili sotto collo, ascelle, inguine)
• Midollo osseo: circa 99% (il tessuto interno delle ossa dove si producono le cellule del sangue)
Questo significa una cosa molto concreta:
non è che la PCR “non funziona”.
È che spesso cerchiamo nel posto sbagliato.
A rigor di logica, quindi, se vuoi una diagnosi eziologica (cioè trovare davvero il responsabile della malattia),
il midollo osseo è il miglior sito.
E proprio per questo a maggio faremo un corso per colleghi
per insegnare come eseguire correttamente i prelievi di midollo osseo
e come interpretare i risultati in modo serio e clinicamente utile.
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