#363 Personalmente ho visto la parte della trasmissione relativa al prodotto
Personalmente ho visto la parte della trasmissione relativa al prodotto. Non emerge alcun rigore scientifico né prove di fatto a supporto di quanto riportato. Approfondendo anche la ricerca online, chi ha acquistato il…
Personalmente ho visto la parte della trasmissione relativa al prodotto. Non emerge alcun rigore scientifico né prove di fatto a supporto di quanto riportato.
Approfondendo anche la ricerca online, chi ha acquistato il collare e ha aderito alla class action è stato risarcito per circa 10 dollari, previa prova di acquisto. Considerando che il collare ha un costo di circa 60 dollari, si tratta di fatto di un rimborso parziale legato alla non soddisfazione, più assimilabile a un buono che a un riconoscimento di danno.
Inoltre, i casi riportati non rientrano nelle tossicità classiche da antiparassitari.
Come ho spiegato in molti video, una cosa è il nesso di causalità, un’altra è il nesso di casualità.
Nel primo caso utilizzo un prodotto e ottengo un effetto ripetibile ogni volta che avviene l’esposizione.
Nel secondo caso, invece, l’effetto è casuale: può verificarsi come no, indipendentemente dall’uso del prodotto.
In assenza di rigore scientifico non si può dimostrare una relazione causale e quindi si resta nell’ambito della casualità.
Altrimenti rientreremmo in quelle situazioni in cui ognuno può credere ciò che vuole, arrivando a sostenere che un prodotto faccia male anche al cane del vicino.
Rimane però questa mia osservazione: alcuni pazienti, specialmente quelli che presentano una sensibilità generale ai prodotti, possono mostrare segni di intossicazione.
Personalmente ritengo di averne osservati due, su diverse decine di migliaia, con sintomi neurologici. È stato sufficiente rimuovere il collare per ottenere la scomparsa dei sintomi.
Le famiglie, in questi casi, riferivano sbandamento.
Consideriamo anche che si tratta del prodotto più venduto al mondo: anche se un paziente ogni 100.000 dovesse manifestare un effetto collaterale, parliamo comunque di numeri assoluti rilevanti.
È stato inoltre molto centrato il commento di un utente: ad oggi non esistono alternative realmente valide e, considerando anche la possibile utilità nella prevenzione della leishmaniosi, il rapporto rischio/beneficio pende nettamente a favore del beneficio.
Aggiungo infine che l’azienda produttrice non ritiene il proprio prodotto responsabile e che, allo stato attuale, nessun giudice ha mai condannato la casa farmaceutica in relazione a questi fatti.
Sappiamo tutti, inoltre, che l’epoca in cui viviamo non è priva di fattori potenzialmente dannosi.
Facciamo un elenco:
• eccesso di grassi omega 6 negli alimenti
• eccesso di zuccheri
• glutine in eccesso
• padelle antiaderenti
• sostanze estrogeno-mimetiche nelle plastiche
• particolato fine nell’aria
• contaminanti nell’acqua
È, nel bene e nel male, il prezzo del progresso.
La domanda finale è questa:
vogliamo vivere come un tempo, quando una ferita poteva significare morte per cancrena o un’ostruzione coronarica era una condanna certa, oppure accettiamo i progressi scientifici con tutti i loro pro e contro?